lunedì 27 giugno 2011

Ustica: la lettera aperta di una figlia delle vittime

Lettera aperta della figlia di Giuseppe Lachina e Giulia Reina, periti sul Dc9, indirizzata al Presidente Francese Sarkozy




Vorrei cancellare dal calendario il 27 giugno, ma soprattutto vorrei cancellare dalla mia vita il 27 giugno 1980: sono passati 31 anni, ma il dolore è presente e vivo come quella sera, come i giorni successivi. Appartenere alla strage di Ustica è come indossare un abito stretto che toglie il respiro, sino a soffocare, un abito che m'han cucito addosso senza che lo chiedessi, un marchio infuocato che mi porto nell'anima e silenziosamente urla divorandomi lentamente.

Un altro anno è passato e siamo ancora fermi, in attesa, ad oggi nessun colpevole, solo 81 vittime... E noi parenti che aspettiamo di conoscere la verità, di sapere chi è stato, di capire il perché. Il Presidente Francesco Cossiga sotto giuramento dichiarò ai magistrati che ad abbattere il Dc9 fu un missile francese, un errore... E allora anche quest'anno come l'anno scorso, chiedo alla Francia e al Presidente Sarkozy di darci risposte che ci permettano di arrivare alla verità, di trovar pace e poter seppellire i nostri cari dignitosamente.

Diceva, un anno fa, il portavoce del ministero degli esteri francese Bernard Valero: "Non appena le autorità italiane ci invieranno una richiesta ufficiale siamo pronti a cooperare pienamente con l'Italia", così concludendo: "Il nostro pensiero va alle famiglie delle vittime, ai loro cari e alla loro volontà di far luce". Dopo pochi giorni, il ministro Alfano firmò 5 rogatorie internazionali. Ad oggi, nessuna risposta.

M'ero illusa un'altra volta! Ma continuo ad aver fiducia nella giustizia e aspetto. Per favore, Presidente Sarkozy ci risponda. E un appello lo dedico a chi sa e tace: trovate il coraggio di parlare e porre fine a questa vergogna italiana. E a tutti coloro che vorrebbero fornire una verità diversa da quella che appare evidente chiedo: "Abbiate rispetto per le 81 vittime e per il grande dolore dei loro familiari".

In questo 31esimo anniversario tornerò ancora una volta al museo per la memoria e come sempre scruterò fra i rottami arrugginiti e corrosi dal tempo e dalla salsedine, cercando la presenza di mia mamma e di mio papà tra quelle lamiere.

Elisabetta Lachina

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